sabato 12 aprile 2014

Pizzeria "Al Forno"


Corso Umberto I, 87
CAVA DE'TIRRENI (SA)
Tel:089344130

 


Giorno di Chiusura :
mercoledì e domenica a pranzo
 
 
 
 
 Prezzi:Medio-Alti

Un'eccelente pizza al centro di Cava

Voto:8-
 
 
Oggi voglio parlarvi di una pizzeria che si trova a Cava De Tirreni, precisamente nel meraviglioso Borgo Scacciaventi, sotto i famosi portici Cavesi.
Circondata dai monti e vicinissima al mare (Vietri sul Mare dista solo 3 chilometri), Cava de' Tirreni sorge in un'ampia e verde vallata, chiamata infatti  la 'porta verde della Costiera Amalfitana', essa conserva numerose testimonianze storiche ed artistiche come l'Abbazia Benedettina, il Duomo, la Chiesa di S. Francesco e la Basilica della Madonna dell'Olmo e il caratteristico Borgo Scacciaventi, così chiamato perché realizzato per proteggere la città dal vento di tramontana; Proprio in questo borgo, sul corso principale di Cava, nasce la pizzeria "Al forno".

Raggiungere questa pizzeria è davvero semplice, quindi sarò breve e coinciso: arrivare a Cava de Tirreni, parcheggiare dove vi è più consono e raggiungere a piedi il corso di Cava, tra le tante vetrine che sono situate sotto i portici, troverete anche quella della pizzeria.

All'esterno la pizzeria non sembra per niente grande e la fila che molto spesso c'è nel fine settimana rafforza ancora di più tale pensiero, ma una volta entrati, percorrendo il labirinto di stanze che vi si trovano all'interno, si capisce che poi cosi tanto piccola non è, anzi.. più di una centinaia di persone ci stanno tranquillamente se teniamo conto anche del giardino esterno(ovviamente aperto nel periodo estivo).
Per quanto riguarda la parte cibo, quello che vi posso dire è che il menù è suddiviso in varie categorie ,ci sono diversi taglieri con prezzi che si aggirano intorno ai 10€, poi ci sono i fritti che sono di produzione propria, dove i prezzi di ogni portata partono dai 5€ per 1 crocchè  o un arancino o un timballo o un supplì di dimensioni grandi  fino ad arrivare a 10€  per altre portate come il fish and chips. I fritti sono davvero molto particolari, anche se non so se consigliarveli in quanto abbastanza costosi, come anche il resto delle portate nel menù e trovati una volta davvero buoni ed una seconda volta davvero pessimi; Proseguendo con il menù troviamo "I Caldi" che altro non sono che portate calde: tortino di patate(4,00),soufflé di patate (5,00) , un primo piatto come pasta allo scarpariello (7,00) o crepes in vari gusti (8,00) fino ad arrivare ai vari contorni, come  la verza in teglia,l'involtino di verza e riso o la parmigiana di melanzane (6,00-7,00).
Arriviamo alle pizze, che qui si presentano con i nomi più disparati: La ribelle (cotto, olive, pomodoro, mozzarella, salsiccia e funghi), La scoppettiata (broccoli, salsiccia e provola),
La Corbara (Corbarini, caciocavallo, fior di latte e basilico), La fastidiosa(Cipolla, tonno e pecorino), La 3 P in FM(provola,porcini e patate con formaggio e mozzarella).
Il prezzo delle pizze non è per niente economico se si pensa che una diavola costa 6,00€ e la media è di 7,00€ a pizza.
Noi decidiamo di prendere una "My son and my daughter" (che altro non è che provola, rucola, pomodorini e scaglie di parmigiano) e una "Don Filippo" (Pancetta, mozzarella, lardo, pomodorini e pecorino) non prima però di aver ordinato qualche sfizio fritto.
I fritti nonostante la preparazione e nonostante la reinterpretazione, come detto già precedentemente  non mi hanno convinto molto, o meglio, la prima volta che sono andato, li ho trovati davvero gradevoli, una buona cottura, poco olio e ottimi ingredienti mentre le altre 2 volte non sono stati di mio gradimento ciò dovuto soprattutto alle note acidule provenienti da essi.


Per la pizza è un discorso a parte,  l'ho sempre trovata molto buona, leggera e con ottimi ingredienti freschi, stile napoletana per capirci, anche se ,sapete meglio di me che, mangiare una pizza a Cava e mangiarne una pizza a Napoli ha le sue differenze.
Da bere una birra e acqua(il locale dispone una selezione di birre speciali estere davvero niente male).
Conto finale che supera i 15 euro a testa, davvero non pochi se si pensa a quello che si sta mangiando.
Da tornarci se ci si trova a cava e si vuole mangiare un'ottima pizza, da non tornarci sicuramente per il prezzo. Pensare che prima una margherita costava 2500 Lire..

Pasta Madre: preparare il lievito naturale

Oggi partiamo con una nuova rubrica dedicata al cibo, in particolare alle ricette della tradizione Campana.
Questa rubrica sarà curata da "Gnam! Gnam! La cuoca a domicilio" una nostra affezionata lettrice che con il tempo si è fatta apprezzare per le sue ricette, a tutto il popolo degli internauti.

                                           Il Lievito Madre

COS'E' LA PASTA MADRE?

La Pasta Madre (detta anche Lievito Naturale o Pasta Acida o LI.CO.LI.) è un impasto di acqua e farina nel quale dei particolari batteri detti lieviti proliferano nutrendosi proprio con la farina e l'acqua presenti nell'impasto. In parole più tecniche la pasta madre è una "coltura di batteri". Le proporzioni tra acqua e farina nella composizione della Pasta Madre sono variabili. A maggior quantitativo di farina corrisponde ovviamente una consistenza maggiore e viceversa. La quantità di acqua presente nella pasta madre viene definita "percentuale di idratazione" o più semplicemente "idratazione". In base alla sua idratazione (e di fatto alla sua consistenza) si distingue la Pasta Madre in solida o liquida. La pasta madre liquida viene anche detta li.co.li, cioè LIevito in COltura Liquida. In questo documento ci occuperemo della Pasta Madre Solida. Dal punto di vista dei risultati in fase di panificazione non ci sono differenze sostanziali tra l'uso di pasta madre solida o liquida, quello che cambia sono le quantità da usare per gli impasti e alcune differenze nelle modalità di manutenzione. Il modo più semplice per ottenere la Pasta Madre è ovviamente quello di farsela regalare da qualcuno che già la usa. Questo documento ha però la finalità di far acquisire le competenze di base per autoprodurla e mantenerla. In particolare ci occuperemo della produzione della Pasta Madre Solida.

COSA NON E' LA PASTA MADRE?

  • non è lievito di birra (che è composto da funghi e non da batteri)
  • non è un pezzo di impasto di pane messo da parte (detto anche levatura)
  • non è il lievito che trovate nei negozi o supermercati (anche se sull'etichetta c'è scritto "lievito naturale" o "pasta madre" quasi sempre contiene anche lievito di birra)

A COSA SERVE LA PASTA MADRE?
 
I lieviti presenti nella Pasta Madre esercitano una azione sugli impasti per pane, pizza e dolci tale da renderli più digeribili rispetto a quanto possibile con qualunque altro tipo di lievito (ad eccezione forse della levatura se proveniente da un impasto di pane fatto con lievito naturale).
Durante la loro azione i lieviti producono gas. E' proprio il gas, imprigionato all'interno dell'impasto grazie alla maglia glutinica, a gonfiare gli impasti provocando le caratteristiche bolle e l'aumento di volume che sono il risultato visibile della lievitazione.

Nota 1: con "maglia glutinica" si intende il legame tra le proteine presenti nella farina di grano (il "glutine") che si costituisce in seguito alle sollecitazioni meccaniche proprie di una impastatura energica e prolungata. La sua descrizione dettagliata esula dagli scopi di questo documento.

Per esercitare la loro azione sugli impasti i lieviti della Pasta Madre hanno bisogno di molto più tempo rispetto al più diffuso lievito di birra, anche 4 o 5 volte di più (non sono rare lievitazioni, specie per la pizza, di 48 o 72 ore!). Tale lunga lievitazione consente lo sviluppo di alcune reazioni enzimatiche e fisiche nell'impasto il cui approfondimento esula dagli scopi di questo documento ma che possono essere riassunte in un miglioramento del sapore, un miglioramento della consistenza, un ulteriore miglioramento della digeribilità.

COME SI FA LA PASTA MADRE SOLIDA?

Occorrente:

  • farina di grano tenero biologica tipo 00 setacciata, 100 grammi
  • acqua, di rubinetto o in bottiglia purchè priva di cloro e non gassata, 60 grammi
  • contenitore in vetro di capacità di circa mezzo litro, l'ideale è un barattolo tipo quelli utilizzati per le marmellate
  • alcuni telini in cotone o garze a trama molto fine, di dimensioni abbastanza ampie per fungere da copertura per il contenitore in vetro
  • un setaccio per farina; è particolarmente importante usarlo con le farine biologiche che per loro natura sono soggette più di quelle "normali" ad ospitare insetti a causa della mancanza di antiparassitari (avete presenti le "farfalline" della farina?)
    Nota 2: tutto il materiale utilizzato deve essere pulitissimo, lavato con saponi non profumati e abbondantissimamente risciacquato per eliminare qualunque pur minima traccia di sapone.
    Nota 3: esistono diversi modi per iniziare la produzione della Pasta Madre. Alcuni prevedono l'uso di aggiunte per facilitare la riuscita (frutta, zuccheri, yoghurt...) ma io ho sempre usato e consigliato solo acqua e farina ed ha sempre funzionato.

PRIMO GIORNO: PREPARAZIONE DELL'AMBIENTE DI COLTURA
  • Impastare grossolanamente in un contenitore di vetro la farina setacciata e l'acqua, si otterrà un impasto morbido.
  • coprire il contenitore con un telino di cotone pulitissimo o una garza a trama finissima fissandoli con un elastico in modo che con si spostino
  • lasciare il contenitore per 24 ore in un luogo riparato dalla luce del sole e a temperatura ambiente.
Il lievito ha bisogno di una temperatura compresa tra i 18 e i 26, max 28 gradi centigradi. Più è bassa la temperatura e più tempo servirà . Se la temperatura è troppo bassa si può proteggere il contenitore con una coperta. In ogni caso bisogna evitare il surriscaldamento, quindi va evitata la vicinanza a stufe, caloriferi, microonde o altre sorgenti di calore.

GIORNI SUCCESSIVI: INNESCO DEL LIEVITO

Ogni 24 ore prendere 100 grammi dell'impasto e buttare la parte in eccesso, aggiungere 100 grammi di farina e 50 grammi di acqua e reimpastare grossolanamente. Ricoprire con un telino o garza e far trascorrere altre 24 ore mantenendo le condizioni iniziali di conservazione.
Entro 3 o 4 giorni si dovrebbe assistere a delle modifiche spontanee nell'impasto consistenti nella formazione di bollicine sulla superficie e internamente all'impasto stesso, quelle interne saranno visibili attraverso le pareti del contenitore in vetro. La presenza delle bolle è il segno che sta iniziando la moltiplicazione e l'attività dei batteri (la "fermentazione") e in queste prime fasi un odore acetico, anche abbastanza forte, non deve preoccupare.
L'impasto inizierà  anche ad aumentare di volume dopo ogni reimpasto. Quando l'aumento di volume sarà del doppio in circa 4 ore si potrà parlare di "lievito" e si dovrà cambiare la sua gestione.

Nota 4: abbiamo messo la farina, abbiamo messo l'acqua... ma i batteri? Come sono arrivati nell'impasto? Questi batteri sono naturalmente presenti nell'aria e venendo a contatto con l'impasto trovano un ambiente ideale per moltiplicarsi, ecco perchè si usa un telino o una garza per coprire il contenitore in modo non ermetico... deve "respirare" per consentire un continuo ricambio di aria con conseguente arrivo di un gran numero di batteri.

A questo punto abbiamo una quantità di lievito di circa 250 grammi che raddoppia di volume ogni quattro ore circa e non ci riempie casa solo perchè ogni giorno ne buttiamo la metà. La sua consistenza potrà variare da quasi cremosa a compatta, in questo momento non ha molta importanza. Saranno i rinfreschi a farlo progressivamente diventare della consistenza desiderata e a trasformarlo in lievito realmente utilizzabile. In questo momento nella nostra palletta di lievito innescato sono presenti sia batteri "buoni" e cioè i lieviti sia batteri "cattivi", anche patogeni, pechè l'aria porta tutto, roba buona e roba cattiva. Con i rinfreschi noi però continueremo a fornire ai batteri un tipo di cibo (la farina) e a mantenere un ambiente favorevoli allo sviluppo e alla sopravvivenza dei soli lieviti che alla lunga saranno selezionati come unica, o quasi, popolazione batterica presente.

ESECUZIONE DEI PRIMI RINFRESCHI PER LA PASTA MADRE SOLIDA
  • Prendere 100 grammi di lievito e buttare il resto
  • Aggiungere 100 grammi di farina
  • Aggiungere 50 grammi di acqua (per una idratazione al 50% rispetto alla quantità di lievito sottoposta a rinfresco, propria della Pasta Madre Solida)
  • Impastare fino ad ottenere una palletta di consistenza compatta e liscia, non appiccicosa.
  • Mettere l'impasto in un contenitore di vetro di capacità almeno doppia rispetto al volume della palletta impastata e dotato di proprio tappo che sarà solo appoggiato per proteggere da grossolane contaminazioni (insetti, polveri...)
  • Lasciar riposare a temperatura ambiente fino a raddoppio di volume che dovrebbe avvenire in circa 4 ore. Se la temperatura ambiente è inferiore ai 18-19 gradi avvolgere il contenitore in una coperta o metterlo nel forno SPENTO ma con la sua lucina interna accesa.
  • A raddoppio di volume avvenuto chiudere ermeticamente il contenitore e metterlo in frigo accertandosi che la temperatura sia regolata su 4-5 gradi. Per la chiusura ermetica se il contenitore non dispone di un proprio coperchio ermetico si può usare della comune pellicola per alimenti.
Nota 5: durante questi primi rinfreschi la consistenza della palletta potrebbe non essere compatta, l'importante è che non sia eccessivamente appiccicosa

Nota 6: molti pensano che la chiusura del contenitore in frigo non debba essere ermetica. In realtà i lieviti per svilupparsi non abbisognano di aria; nelle fasi iniziali, quando abbiamo preparato l'ambiente di coltura, si copriva con un telino o una garza per consentire ai lieviti presenti nell'aria di arrivare all'impasto e colonizzarlo ma adesso, in fase di rinfresco, i lieviti già ci sono e una chiusura ermetica non solo non li danneggia ma protegge dalla contaminazione da parte di altri tipi di batteri.

Il rinfresco come descritto va ripetuto OGNI GIORNO per 10/15 giorni tirando fuori dal frigo il lievito una mezz'ora prima della sua esecuzione per dargli il tempo di ambientarsi al cambio di temperatura. Trascorso tale periodo se il raddoppio di volume ad ogni rinfresco avviene costantemente in circa 4 ore o meno potremo dire: ABBIAMO IL LIEVITO NATURALE PASTA MADRE!!!

Nota 7: non stupitevi se quando tirate il lievito fuori dal frigo lo vedete diminuito di volume rispetto a quando ce lo avete messo. Il lievito ha un punto di massima espansione volumetrica che corrisponde solitamente al raddoppio di volume, poi è normale che in misura modesta collassi

ESECUZIONE DEI RINFRESCHI DI MANTENIMENTO PER PASTA MADRE SOLIDA

Ormai abbiamo del vero lievito che, anche se molto giovane, si può già utilizzare per panificazioni semplici tipo i crackers, i grissini e altri panificati simili. Dovremo però attendere con pazienza che il lievito abbia almeno 7/8 settimane di vita prima di usarlo soddisfacentemente per il pane o la pizza; infatti solo invecchiando (ma è meglio dire maturando) il lievito perde il sapore e l'odore acidi. Scoprirete che più il lievito naturale è anziano e migliore è. Per migliore si intende il mantenimento di una costante capacità di lievitazione degli impasti e dell'assenza di retrogusti acidi nei panificati. Per alcune preparazioni dolciarie, come i grandi lievitati Panettone e Pandoro, un lievito naturale con meno di sei mesi di vita potrebbe, anche se correttamente gestito, portare a risultati scadenti. Sono ormai trascorsi 15-20 giorni dall'inizio delle nostre fatiche, il lievito è formato e raddoppia regolarmente in circa 4 ore. Possiamo iniziare a diradare la frequenza dei rinfreschi portandola a un rinfresco ogni 48 ore per 8/10 giorni e poi a uno ogni 72 ore per 15/20 giorni. I rinfreschi di mantenimento, da effettuarsi con le modalità e le proporzioni già descritte per i primi rinfreschi potranno con il tempo essere portati a uno ogni 4/5 giorni, ma solo quando si è certi della vitalità del lievito e ravvicinandoli in caso di dubbi o problemi. Il rinfresco va comunque effettuato, di norma, prima dell'uso del lievito per panificare. In pratica quando farete il pane dovrete comunque fare il rinfresco e usare il lievito solo a raddoppio di volume avvenuto. Questo anche se lo avevate rinfrescato il giorno prima. In realtà questa non è una regola fissa ma generalmente conviene rispettarla.

PROBLEMI E SOLUZIONI

Presenza di parti di colore diverso dal bianco/biancolatte o presenza di muffe Se si notano puntini di colore scuro o verdastro (e più in generale di qualunque colore diverso dal bianco o bianco/grigio chiaro) o zone in cui è presente una specie di vellutino di qualunque colore significa che il lievito è stato contaminato da batteri nocivi o da muffe. In questa situazione il lievito va TUTTO buttato; si verifica di rado ma è meglio essere prudenti per evitare eventuali intossicazioni alimentari. Cercando in rete troverete procedure che consigliano di rimuovere le zone contaminate e di continuare ad utilizzare la parte più interna del lievito che solitamente appare indenne. Io sconsiglio vivamente tale procedura... perché rischiare gravi danni alla salute?

Rallentamento della velocità di raddoppio del volume e/o presenza di forte odore acido Fare 2 o 3 rinfreschi a seguire nella stessa giornata intervallati da 4 ore per risolvere il problema (primo rinfresco, trascorse 4 ore nuovo rinfresco indipendentemente dall'avvenuto raddoppio e dopo altre 4 ore altro rinfresco sempre indipendentemente dall'avvenuto raddoppio). E' anche possibile effettuare il bagnetto. Si prende la palla di lievito, che deve essere ben compatto, la si taglia a fette alte circa 1 o 2 centimetri e le si mette a bagno per 5/10 minuti in acqua zuccherata nella proporzione di 1 cucchiaio di zucchero semolato bianco per ogni litro d'acqua. Al termine del bagnetto prendere le fette di lievito (che si saranno imbevute di acqua), strizzarle delicatamente e metterle a scolare per qualche minuto in uno scolapasta. Poi proseguire con il rinfresco avendo cura di idratare solo al 40% per compensare l'acqua che ha intriso il lievito. Il bagnetto ha l'effetto di "portar via" una parte dell'odore acido e, fornendo zucchero in forma immediatamente utilizzabile ai batteri, di riattivare la fermentazione non acida.

Presenza di una crosticina nella parte di lievito esposta all'aria Una modesta crosticina, se di colore comunque non eccessivamente scuro, è normale. Rimuovere la crosticina e proseguire con il rinfresco.

Quanto lievito rinfrescare? Quando rinfrescate per panificare abbiate sempre cura di calcolare la quantità di cui necessitate in modo da avere sempre un avanzo di lievito da poter rinfrescare. Se ad esempio dovete fare un pane per cui servono 300 grammi di lievito naturale il rinfresco precedente dovrà essere tale da produrne almeno 400. 300 li userete per il pane, 100 per continuare la produzione di lievito. Se una ricetta prevede, ad esempio, 300 grammi di lievito e voi ne avete solo 100 o 200 grammi nessuna paura. Rinfrescate TUTTO il lievito invece della solita metà dei rinfreschi di mantenimento e ne otterrete, ad ogni rinfresco di questo tipo il doppio. Partendo da 200 grammi di lievito se ne possono ottenere ben 800 in soli due rinfreschi (200 x 2 = 400 al primo rinfresco, 400 x 2 = 800 al secondo) tanto che se ci si fa prendere la mano è facile ritrovarsi con il frigorifero pieno di lievito!!! Il mio consiglio è di mantenere non più di 200/250 grammi di lievito in frigo che se si deve panificare diventano, con un unico rinfresco, 400/500 grammi che sono una quantità più che sufficiente per la maggior parte delle panificazioni e per avere un avanzo da destinare alla continuazione della produzione.


Tutta questa lezione sulla pasta madre per quale motivo? Se continuerete a seguirmi lo scoprirete..

lunedì 31 marzo 2014

LA TERRA DEI FUOCHI (Il silenzio degli innocenti)

Pochi mesi fa è andato in onda, nel programma televisivo "Le Iene", un servizio intitolato "La camorra uccide anche senza pistole". Servizio incentrato sulla Terra dei Fuochi e sull'alto indice di mortalità dovuto ai tumori che in quella zona sono triplicati negli ultimi venti anni.
Dopo tale servizio si è alzato un polverone(giornali, televisioni e molti artisti famosi che hanno portato ancora di più in risalto questa situazione che ormai da anni provoca morte e sofferenza a centinaia di migliaia di persone, sposando a pieno tale causa)ma di tale polverone è rimasta solo la polvere, che con il passare del tempo sotterra ricordi, morti e lotte, perché man mano che il tempo passa tutto affievolisce, ma questa volta non possiamo permetterlo.
Oggi non sono qui a recensire un ristorante, ma sono qui per parlarvi di questa situazione, facendo una sorta di "lezione"(se mi concedete tale termine) su quello che ho visto e sentito(non soltanto in televisione), sperando che possa aiutare i meno informati o i male informati a fare chiarezza e soprattutto a riflettere su questa situazione.

Ma che cos'è la terra dei fuochi?
La terra dei fuochi è una vasta area situata nell'Italia meridionale, tra la provincia di Napoli e la provincia di Caserta, caratterizzata per lo sversamento illegale di rifiuti, anche tossici, da parte della Camorra, e in particolare dal clan dei Casalesi. In molti casi, i cumuli di rifiuti, illegalmente riversati nelle campagne, o ai margini delle strade, vengono incendiati dando luogo a roghi i cui fumi diffondono sostanze tossiche, tra cui diossina, nell'atmosfera e nelle terre circostanti.

Come mai si muore di tumore in quelle zone?
Come dico spesso: "Noi siamo ciò che mangiamo" ma siamo anche ciò che  beviamo e respiriamo, e allora, in una terra che produce cibo avvelenato, dove le falde acquifere non danno garanzia di salubrità dell’ACQUA che beviamo e dove l’ARIA è intrisa dal fumo velenoso dei roghi tossici, in una terra quindi dove l’aria, l’acqua, il cibo (importanti per la prevenzione primaria) non ci danno garanzie di sicurezza, cosa siamo noi?
Siamo morti che camminano, persona anziane, giovani mamme, bambini piccoli che già sanno che il loro futuro è compromesso,il cancro in quelle zone sta sterminando un' intera generazione.


La testimonianza di Don Patricello, parroco di Caivano che da anni ormai lotta da solo contro la camorra è ancora più forte quando parla degli ortaggi e frutti che si trovano nei campi di Caivano vicino alle discariche abusive: cavolfiori di colore giallo che una volta portati ad analizzare hanno riportato un numero altissimo di metalli pesanti all'interno del frutto, tant'è che il centro di analisi aveva paura a dare questi dati, proprio per l'altissimo tasso di metalli; Ormai la gente, conclude Don Patricello, ha il terrore di nominare la parola Cancro, quando si chiede di cosa è morta una persona, la risposta è sempre la stessa: " LA MALATTIA".
Sono numeri di cui si perde il conto, cifre troppo alte, ma i nomi e i volti non si possono dimenticare...
“

Potrebbe interessarti: http://www.napolitoday.it/cronaca/filomena-morta-cancro-terra-dei-fuochi.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/NapoliToday

“

Potrebbe interessarti: http://www.napolitoday.it/cronaca/filomena-morta-cancro-terra-dei-fuochi.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/NapoliToday

Il silenzio degli Innocenti?
Nella stessa intervista viene chiesto ad un bambino se sapesse chi era che sversava questi rifiuti davanti casa sua,costringendolo a rimanere dentro casa tutta la giornata senza la possibilità di scendere ed andare a giocare nel campetto vicino, ed il bambino a questa domanda risponde, con una ingenuità e una sincerità che solo i bambini posso avere:<sversare
i rifiuti nel terreno, anche io lo so, ma non posso parlare, perché se parlo loro possono fare del male alla mia famiglia>>.Ed è questa omertà,che è durata per ben troppi anni che ha messo in ginocchio la nostra amata Campania,giriamo tutti la faccia,cerchiamo di non vedere cosa accade davanti ai nostri occhi, per paura di ritorsioni; Ma non dimentichiamoci cosa disse Paolo Borsellino in un'intervista pochi giorni prima della sua morte : "Chi ha paura muore ogni giorno,chi non ha paura muore una volta sola".
Noi innocenti non possiamo rimanere in silenzio per altro tempo ancora, è arrivato il momento di agire..questo silenzio rimbomba nei nostri animi, non ci fa vivere tranquilli, è un silenzio che fa rumore, il rumore della nostra coscienza.
Ci stiamo spegnendo. Uno alla volta. Così da passare inosservati. Stiamo morendo. Tra l’ignavia di alcuni e l’indifferenza di altri.

Cosa arriva sulle nostre tavole?
A due passi da queste discariche abusive si coltiva di tutto, coltivazioni di pomodori e molti altri ortaggi: in terreni interdetti da anni alla coltivazione e peggio ancora, irrigati con acqua di pozzi contaminati. La cosa ancora più drammatica è che questi ortaggi non solo sono coltivati, ma sono
anche venduti al mercato della grande distribuzione come surgelati o in lattina (pomodori pelati e passata di pomodoro).
Prodotti contaminati che finiscono, quindi, sulle tavole dell'intera Europa. Pomodori venduti a soli 8 centesimi al kg, una convenienza per chi è senza scrupoli.
A rimetterci siamo sempre e solo noi in qualsiasi caso; Purtroppo il nome della multinazionale(una delle più importanti in Italia ed Europa) che acquista tali pomodori non è stato detto, ma il pericolo che sulla nostra tavola possiamo trovare questi prodotti è davvero alto.
Concludo dicendo che:i problemi che attanagliano il territorio tra Napoli e Caserta, noto come 'La Terra dei Fuochi' non riguardano solo gli abitanti di suddetta zona, ma riguardano l'Italia intera. In primo luogo perché siamo tutti cittadini di un'unica nazione e, in secondo luogo, perché i prodotti contaminati, coltivati su terre inquinate dai continui roghi tossici, da sversamenti abusivi di materiale nocivo e persino da discariche 'legali' infarcite in modo criminale anche di scarti tossici,  finiscono nel piatto di tutta Italia e perfino di una bella fetta d'Europa. Nessuno può e deve sentirsi escluso.

Questo è il link diretto per vedere il servizio delle Iene :http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/410890/toffa-la-camorra-uccide-anche-senza-pistole.html

lunedì 23 settembre 2013

MANGIANDO COMMENTANDO STA PER TORNARE!!!

Avete letto bene cari lettori :Mangiando Commentando sta per tornare e con lui tantissime novità!!!
Dopo più di un anno di assenza ritorna il Blog preferito da tutti coloro che amano mangiare bene e spendere meglio.
Sarà un Blog nuovo, diverso.. Dove sarete voi i protagonisti.
Cercheremo di abbracciare a 360° quello che è il fantastico mondo della cucina Campana; Non si parlerà solo di ristorazione, ma anche di prodotti tipici, tante ricette e tantissime altre novità che sveleremo più avanti sul Blog e sulla nostra pagina Facebook.


COMING SOON!


MangiandoCommentando